Auto e Moto d'Epoca 2017

lunedì 27 giugno 2016

Bugatti Automobili...una fabbrica addormentata.

La mail della rivista EVO non lasciava spazio ad interpretazioni, eravamo stati aggiunti alla lista dei visitatori, appuntamento sabato 18 Giugno alle 9:45 a Campogalliano, provincia di Modena, terra di motori e passione per le due e quattro ruote, il luogo ideale ed allo stesso tempo obbligato per creare e far germogliare un'azienda automobilistica.



















La motivazione era semplice ed allo stesso tempo sbalorditiva, ci eravamo iscritti alla visita, organizzata dalla rivista EVO, dell' ex stabilimento Bugatti Automobili, quell'edificio blu Bugatti nei pressi di Campogalliano che assieme al resto del complesso pare addormentato a lato dell' Autobrennero, in un'attesa sorniona di un nuovo futuro glorioso.



















Le raccomandazioni sulla puntualità erano superflue, era un'occasione da non lasciarsi sfuggire soprattutto per un appassionato che era adolescente quando nacque una delle prime ipercar della storia; l'ultima Bugatti del secolo scorso, la EB110, prima ed ultima creatura della Bugatti Automobili, la Bugatti "moderna" risorta sul finire degli anni '80 grazie alla volontà di Romano Artioli.


















La EB110 concretizzatasi nei primi anni '90 e presentata a Parigi esattamente il 15 Settembre 1991 a 110 anni dalla nascita di Ettore Bugatti, è stata una vettura rivoluzionaria ed innovativa sotto vari punti di vista: un v12 di 3500cc con cinque valvole per cilindro accompagnato a quattro turbo che scaricano la loro potenza oltre i 4000 giri, la scocca in fibra di carbonio realizzata dall' Aérospatiale e la trazione integrale ripartita al 73% al retrotreno e 27% all'anteriore nella prima versione GT da 570cv.
 

















Quell'insieme di edifici con ormai gli adesivi logori e sbiaditi, che affascina ogni volta che lo si ammira dall'autostrada con un'ammirazione agrodolce, hanno visto nascere 126 EB110: 95 GT da 570cv con trazione integrale e 31 SuperSport da 670cv e trazione esclusivamente posteriore, l'occasione di visitarli era imperdibile.








 
Abbiamo varcato la soglia ed iniziato la visita divisi in vari gruppi, ascoltando ogni parola che raccontasse quegli 8 anni di attività, indubbiamente pochi ma abbastanza per lasciare un segno indelebile nel mondo dei motori.







 



















Siamo entrati negli enormi capannoni della produzione con il logo EB impresso sulle pareti di cemento, dove ora solo si possono immaginare, aiutati dalle foto, le file delle vetture che prendevano forma. 









Siamo passati ai due capannoni centrali, quello bianco e blu, quello su cui campeggiava il logo Bugatti e che ha fatto da sfondo alla consegna della EB110 SS di Michael Schumacher, dove si sviluppavano le soluzione meccaniche e tecniche per poi sarebbero state applicate alle vetture di produzione.


























Per ultimi siamo entrati negli edifici di vetro nei quali si trovavano gli uffici della dirigenza e della progettazione oltre al salone per i ricevimenti.












 

Un edificio quadrato e l'altro rotondo completamente ricoperti da vetrate, nei quali si immaginano ancora i tecnigrafi dei progettisti, i computer enormi all'opera e la magnificienza con cui venivano accolti gli ospiti che desideravano acquistare una delle migliori vetture in circolazione dell'epoca.


La cosa che pare più evidente è che non si tratti di semplici capannoni industriali o direzionali ma di edifici che volevano essere belli e realizzati con cura, parte integrante del progetto di rilancio del marchio Bugatti. 


 


Progettati dall'architetto mantovano Giampaolo Benedini colpiscono per la loro modernità e solidità anche a distanza di oltre 25 anni di cui 20 vissuti nell'abbandono.









Abbiamo anche ammirato la storica porta della prima fabbrica Bugatti, sopra la quale campeggia la scritta Molsheim 1909 - Campogalliano 1990, abbiamo visitato l'area dove i dipendenti pranzavano, i luoghi del reparto Esperienza dove venivano archiviati i progetti e la documentazione relativa alle evoluzioni della vettura ed il piano terra dell'edificio circolare dove venivano presentate le novità, ancora addobbato con i poster legati ai prodotti della linea Bugatti.










Tra quelle mura difese dallo storico custode Ezio, ultimo baluardo della Bugatti Automobili, che protegge la fabbrica dall'invecchiamento e dall'abbandono, si respira ancora l'orgoglio di essere state testimoni, seppur per breve tempo, di una storia avvincente. Storia vissuta secondo alcuni in modo un pò spericolato, come raccontano vari articoli che descrivono la bancarotta dell'azienda o vittima di complotti dovuti all'invidia.



Vedere dal vivo una Bugatti EB110 a fianco degli stabilimenti dai quali è uscita ormai da tanti anni, fa pensare a quali progetti futuristici si sarebbero potuti sviluppare in questi anni ed a quale poteva essere la Bugatti che sarebbe stata testata oggigiorno nella pista prova o in fila nella catena di montaggio per l'assemblaggio.


Resta indubbiamente, come dichiarato nel filmato della Kidston, The Forgotten Supercar, che la volontà di Romano Artioli, di realizzare una Bugatti come se l'avesse progettata Ettore Bugatti con le migliori tecnologie disponibili nel 1990, si può dire certamente che sia stata realizzata.







L'efficienza, qualità e prestazioni del risultato sono innegabili e moderne tutt'ora; purtroppo però l'epilogo non è stato all'altezza, ma anche questo è un tassello del mito che prende il nome di Bugatti Automobili di Campogalliano, una realtà svanita il 23 Settembre 1995 per lasciare spazio alla leggenda, un luogo dove indubbiamente "ci sono stati i leoni".











JNS 

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